Il teatro vissuto, il teatro raccontato
Ricevo e, con un pizzico di malsana iniquità, vi propongo questa lettera agita dal direttore del teatro Elicantropo che vi invito a leggere con discernimento.
Stasera, la soffiata di un amico mi avvertiva che per giovedì 28 aprile, alle 12, presso il Real Albergo dei Poveri, è prevista la conferenza stampa di presentazione della prossima edizione del Napoli Teatro Festival Italia. Stendo un velo pietoso sul comportamento eticamente e professionalmente scorretto e irriguardoso dei politici di turno, responsabili del ritardo dannoso e incompetente, che ha fatto sì che il programma, messo a punto dall'ex direttore Renato Quaglia, non potesse essere realizzato nei termini previsti dai contratti di lavoro, che pure erano stati firmati e confermati da un anno.
La scorrettezza, come tutti sappiamo ha un solo movente: affossare quel programma, che ha il solo torto di essere stato messo a punto sotto una gestione nemica dell'attuale colorazione politica, imbiancante i sepolcri di partito, attualmente al potere nella Regione Campania. Ma la vergogna intollerabile - che la stampa nostrana si appresta ad avallare nel silenzio più sconcertante - è il fatto che, nonostante quasi nessuno degli operatori, degli artisti, degli addetti ai lavori, che hanno lavorato nella passata edizione del Napoli Teatro Festival e del Fringe E45, a distanza di un anno, sia stato ancora pagato, con imperturbabile e cinica indifferenza al lavoro e alla dignità dei lavoratori suddetti, si abbia l'impudicizia di presentare alla stampa la prossima edizione del doppio Festival, forzatamente spostata a settembre. A parte il ridicolo di una simile decisione, che costringerà alla concomitanza del Napoli Teatro Festival con altri importanti Festival in Campania e altrove, con il risultato di disperdere l'attenzione e indebolire i progetti artistici, mi chiedo come si faccia ad avere la faccia tosta di partire con una nuova edizione, senza aver pagato la precedente. Ma tant'è, e visto che noi artigiani-artisti, lavoratori dello spettacolo, maestranze e così via, non siamo capaci di farci rispettare, lo prenderemo in quel posto, con sadomasochistica rassegnazione. Molti, per non spezzare la catena del lavoro, accetteranno dal Festival nuovi ingaggi, nonostante non siano stati ancora pagati per le loro prestazioni dell'anno scorso, altri faranno causa al Festival e ai suoi "mandanti", ma il risultato non sarà certo di incoraggiamento per una ripresa del lavoro nel settore cultura in Campania e non fa onore a chi si fregia di essere portatore di cambiamenti radicali, rispetto alle precedenti discutibili metodologie dell'impero bassoliniano.
Carlo Cerciello
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alle 22:51
inesiolanda
Che peccato! Un vero peccato, la Regione Campania perde il Festival che l'ha riabilitata culturalmente e non solo su tutto il territorio nazionale ed internazionale. Vi hanno lavorato persone di spessore come Renato Quaglia. Apprendo dai quotidiani che verrà presentato a giorni il nuovo cartellone, ma quale? Quello ideato e messo a punto dal Direttore Artistico precedente? Dovreste fare il festival a dicembre così Gesù Bambino potrebbe, forse, farvi la grazia! Una spettatrice che dal nord scendeva fino alla vostra splendida città di Napoli, purtroppo maltrattata, per vedersi gli spettacoli che in nessuna parte d'Italia si possono vedere. Inesiolanda